Ritratto di un maestro

FRANCESCO XANTO AVELLI DA ROVIGO:

Francesco Xanto Avelli è una figura d’artista che ancora oggi lascia aperte alcune problematiche, prima fra tutte la sua nascita, non tanto il luogo, quanto piuttosto l’anno preciso; ed inoltre rimane una questione ancora dubbia anche l’anno preciso della sua morte.
Come si è detto, il luogo di origine di Xanto  non è elemento generatore di perplessità, in quanto il maestro ha sempre mantenuto un grande e profondo legame che egli stesso volle sempre sottolineare nelle iscrizioni che poneva sul retro delle maioliche che decorava, in cui appunto insieme al proprio nome, amava rimarcare il vincolo sentimentale che sentiva con la propria terra d’origine: spesso, infatti, amava definirsi proprio “rovigiese”. Ciò però purtroppo non è stato confutato o confermato da alcun documento, considerando, per l’appunto, che oggigiorno non possediamo alcuna prova della sua nascita, in cui dunque sarebbero finalmente confermati l’anno e il luogo preciso.

Francesco Xanto Avelli non visse interamente a Rovigo, anzi, la sua celebrità arrivò durante l’operato presso la corte di Urbino del duca Francesco Maria della Rovere. È possibile anche stabilire con discreta precisione anche il momento in cui Xanto si trasferì ad Urbino, proprio grazie alle iscrizioni che si leggono sul retro, generalmente poste all’interno del piede dei piatti: dal 1530 accompagna la propria firma proprio l’indicazione della città di Urbino, anzi nel periodo compreso tra 1531 e 1534 la città di Urbino nelle iscrizioni sul retro ricorre proprio come parte integrante della firma di Xanto. Va notata e tenuto in considerazione l’ipotesi sostenuta da Mallet nel 1984 e portata avanti da Vossilla nel 1999 che vede Xanto spostatosi in Urbino già in una data prossima al 1521, ovvero proprio in seguito al ritorno di Francesco Maria nel proprio ducato, dopo l’esilio a Mantova. Francesco Maria I Della Rovere perdette il ducato nel 1516, in seguito alla politica condotta da papa Leone X Medici, che portò il nipote Lorenzo de’ Medici a coprire la carica di Duca di Urbino; in questa circostanza, Francesco Maria I Della Rovere si è trovato costretto a rifugiarsi presso la corte  della famiglia della moglie Eleonora Gonzaga a Mantova.

Si tratta dunque di un segnale dalle molteplici interpretazioni, in quanto, oltre ad indicare lo spostamento, l’indicazione della città che ospita il maestro è elemento di riflessione della fama che lo stesso artista aveva raggiunto, considerando appunto il trasferimento presso un centro culturale veramente vivace com’era appunto il ducato di Urbino. Se nel breve periodo a ridosso del trasferimento il nome di tale città ricorre in ogni iscrizione, dal 1534 alla sua presunta data di morte o comunque l’ultimo periodo della sua attività, limitata entro il 1542 circa, l’indicazione del luogo dello spostamento diventa sempre meno presente.
Un documento comprovante la presenza di Xanto ad Urbino è conservato nell’archivio di Stato della medesima città ed è datato 28 Gennaio 1531: in quella data Angelo Butii de Pilio dichiara di aver ricevuto la somma di cinquanta fiorini come pagamento di debiti da «Francisco Sanctini de Ruigo civi Urbini», dunque come vero e proprio cittadino urbinate.

Xanto ottenne la cittadinanza urbinate in seguito al suo matrimonio con Finalissa de Petri Clerici, la quale sposò il maestro in seconde nozze e convolò a terze nozze nel 1550, anno che diventa importante in quanto indica che la donna per quell’ano era già vedova. Finalissa proviene da una buona famiglia e in effetti rimangono alcuni documenti di compravendita di certe proprietà: in tali documenti sono citati entrambi i coniugi, ma la parte del leone è giocata evidentemente dalla moglie, situazione rafforzata anche da un testimonianza documentaria datata 25 Maggio del 1539 in cui, oltre ad indicare l’acquisto della loro casa in Borgo Monti, viene esplicitata l’eventuale condizione di Xanto qualora la moglie passasse a miglior vita prima di lui, assicurandosi pertanto parte dell’eredità; un’accurata riflessione su un documento del genere porta anche ad intendere che la coppia non aveva figli.
L’ultimo documento in cui Xanto è nominato e che combacia perfettamente con le ultime maioliche firmate dal maestro, è datato 28 Aprile 1542: in cui si comprende che Xanto affitta («locavit») una casa ad Urbino, in Borgo Monte, a Federigo «magistro nuncupato de la romana» residente a Urbino, e a «magistro» Antonii Bastarii. Ciò che interessa rilevare in questa testimonianza è che il notaio che ha redatto l’atto, Vincenzo Vanni, definisce Xanto come «Magister», termine che viene usato frequentemente nei documenti stilati dal 1531 in poi. Inoltre, se si considera un altro documento compilato il 07 Agosto 1530, ovvero il primo atto notarile in cui compare il nome di Xanto, si può comprendere un certo cambiamento in senso evolutivo della condizione del maestro, in quanto appunto nel 1530, appena trasferitosi ad Urbino, Franciscum de Ruigho faceva parte di un gruppo di «laboratores sive lavorenti (sic) artis figulo», piuttosto che di «magistri», termine riservato a Nicola Pellipario e Guido Durantino, due dei più famosi capi bottega nella storia della ceramica rinascimentale. Che il nome di Xanto nel documento del 1530 venga accompagnato dal termine “Magister” indicherebbe plausibilmente che per quella data era a capo di una bottega, e che presumibilmente aveva alle proprie dipendenze alcuni assistenti. Tale deduzione va inoltre ad eliminare qualunque dubbio derivante da un’errata interpretazione dell’iscrizione posta sul retro del piatto con lo stemma di Ferrante Gonzaga duca di Ariano e principe di Guastalla datato 1541, commentato in Scheda n. 237. Sul retro di questo piatto si legge: «In Urbino nella / botteg di Francesco / de Siluano», elemento che sembra sia bastato per affermare che il maestro non possedette mai una propria bottega.
Se per gli ultimi anni della sua attività il quadro è abbastanza delineato, il vero periodo cruciale riguarda gli anni giovanili, quel lasso temporale che riguarda la sua formazione.

In un convegno organizzato nel 1980 nella città di Rovigo, Giambattista Siviero porta avanti l’ipotesi che Xanto nel 1510 si fosse trasferito, per ragioni politiche, insieme alla propria famiglia, nella vicina città di Ferrara, al seguito del Duca di Ferrara, dopo la breve occupazione veneziana della città polesana. La tesi portata avanti da Siviero chiama in causa il Sonetto XXV del poema scritto da Xanto dedicato al duca di Urbino, in cui la seconda quartina così recita: «né più cangiar si vegga insegna o manto / alla corrotta Italia in sua beltade, / onde mendici nell’altrui contrade / avien ch’andiamo ad isfogar il pianto». Qualche anno più tardi, nel 1987, Francesco Cioci, in un accurato studio del poemetto di Xanto, prende in esame questo sonetto e fa notare che viene citato in un piatto conservato al British Museum di Londra commentato in Scheda n. 111 raffigurante Marte, Venere e Cupido e datato 1532. Credo sia fuor di dubbio che effettivamente il sonetto XXV non si riferisca ad un, seppur probabile, trasferimento di Xanto nella limitrofa città estense, quanto piuttosto al ritorno di Francesco Maria della Rovere al comando del ducato di Urbino, celebrato inoltre dal piatto del British Museum.

È piuttosto plausibile che Xanto si sia formato a Faenza, ove vi era una vivace scuola di ceramica e che, una volta perfezionatosi nella tecnica, sia approdato nel ducato di Urbino, proprio producendovi le maioliche meravigliose, di notevole livello tecnico e di grande pregio che sono giunte fino ai giorni nostri.
La figura di Francesco Xanto Avelli si delinea dunque come quella di un maestro notevolmente attivo, probabilmente proprio tra i più prolifici del Rinascimento italiano, però, purtroppo, solamente come decoratore di piatti, coppe e piastre.